mercoledì 20 marzo 2013

A marzo c'è De Marzo


Iniziano con la presentazione del più recente libro di Giuseppe De Marzo "Gli incontri di ALBA".
Classe 1973, attivista, economista, giornalista e scrittore, De Marzo lavora da anni nelle reti sociali, nei movimenti italiani e in America Latina a fianco delle popolazioni e organizzazioni indigene, sindacali e rurali. Nel 2002 viene arrestato in Ecuador, per le attività contro le multinazionali petrolifere, detenuto per tre giorni nel carcere speciale CDP, e trasferito negli Stati Uniti. Nel 2003 è tra i fondatori dell'Associazione A Sud, di cui da allora è portavoce.
Con la casa editrice Derive e Approdi, ha pubblicato “Il sangue della Terra”, primo Atlante geografico del petrolio nell’Amazzonia ecuadoriana; con Ed. ACHAB ha scritto, con altri autori, “Cuba, orgoglio e pregiudizi”; con Sheiwiller ha pubblicato il libro “Da Seattle a Porto Alegre”.
È stato relatore sui temi della globalizzazione finanziaria dell’economia, dei beni comuni e della democrazia partecipativa in numerosi forum internazionali, come i Forum Sociale Mondiali a Belem, Porto Alegre e Caracas. È consulente politico per molte organizzazioni sindacali e forze politiche di paesi dell’America Latina. Dal 2007 è co-fondatore e coordina le attività di ricerca, formazione e elaborazione testi del CDCA (Centro Documentazione di Conflitti Ambientali). Scrive per diverse testate giornalistiche tra cui “il Manifesto”, “Latinoamerica”, “Loop”, “Carta”. È membro di reti internazionali tra cui l’ISEE - International Society for an Ecological Economy, Oil Watch International.
All'incontro con De Marzo, che sarà coronato da una ricca e gustosa apericena, seguiranno, nei mesi a venire, nuovi appuntamenti di sicuro interesse organizzati dal Nodo Territoriale livornese di ALBA. Per conoscere date e contenuti... stay tuned!



giovedì 14 marzo 2013

Si riparte da Firenze



Affrontiamo il terremoto, partendo dalla democrazia.
SABATO 13 APRILE INIZIAMO IL PERCORSO

L’Italia non è più la stessa. Il blocco che ha immobilizzato la politica e il suo rapporto con la società è stato improvvisamente spazzato via.
Tutto questo forse era desiderato, di certo era atteso.
Un anno fa, ALBA nasceva con la previsione di questo sconvolgimento, dalla presa d’atto della crisi ormai irreversibile di partiti politici non più rispondenti, nei contenuti e nella forma, alle domande poste drammaticamente dalla devastazione della crisi economica sociale e culturale. Incapaci di rappresentare qualcosa che uscisse dalla grammatica perversa di un’offerta commerciale di sigle e volti, prodotti da acquistare ogni cinque anni sul mercato elettorale. Per poi affidarsi. Partiti che non avevano più nulla a che fare con le speranze, i desideri e i bisogni, la vita delle persone, le loro relazioni con il mondo.
Il fiume in piena dei “senza rappresentanza”, disgustati dai partiti che nel 2012 hanno retto la maggioranza del governo Monti, ha adesso trovato nel voto a Grillo lo strumento efficace per spezzare il sequestro della realtà da parte del teatrino di questa politica. Per evadere da una rappresentanza che non solo non li ha rappresentati, ma gli si è rivolta contro: sacrificando alla logica spietata – ma presentata come naturale – dei grandi poteri finanziari, ogni residuo di equità e di legame sociale.
Di fronte all’evaporazione del PD, che mette in scena da anni l’inarrestabile agonia del proprio “finale di partito”, le proposte elettorali sia di Rivoluzione civile che di SEL sono apparse drammaticamente insufficienti rispetto ai bisogni di cambiamento. Hanno continuato a offrire una forma della rappresentanza tesa più a salvaguardare la propria esistenza come sigla o somma di sigle, tristi apparati di testimonianza dentro o accanto ad alleanze senz’anima, che a misurarsi con le trasformazioni della sfera della cittadinanza e della politica. Trasformazioni che già erano sotto gli occhi di tutti – per chi volesse vedere – in questi anni di crisi e sconvolgimento anche antropologico della società italiana.



E tuttavia resta ancora vivo e aperto il bisogno “di sinistra”.
Il fiume ha rotto gli argini. Ci troviamo oggi in uno scenario di profondo sconvolgimento e movimento in tutte le dimensioni, compresa quella istituzionale. Sentiamo come tutti la necessità di capire cosa sia successo e cosa succederà. I segni di novità sono tanti: dal cambiamento dei linguaggi, all’uso della Rete, alla rottura generazionale che ha portato la “generazione perduta” dei trentenni in parlamento e ha assegnato al Movimento 5 Stelle buona parte dei voti tra gli under 25.
Riconoscendo la forza di Grillo e del Movimento 5 Stelle, dobbiamo anche segnalare l’inquietudine che provoca e dire con chiarezza che non ne sentiamo nostri il linguaggio, la neutralizzazione delle differenze tra destra e sinistra, l’idea di democrazia, la sottovalutazione della radicalità dei diritti civili e sociali, il ruolo del lavoro e del sindacato, le risposte alla crisi sociale ed economica.
In questa fase assolutamente nuova possiamo ripartire per costruire.
Nelle esperienze diffuse sul territorio si trovano molte più pratiche innovative e ricchezza di elaborazione di quanto intercettato nel voto a Grillo. Un’ampia serie di movimenti, saperi, iniziative di resistenza e di lotta al dominio del mercato, e dei poteri finanziari, che hanno punti di contatto con quel complesso ed eclettico arcipelago, ma che non vi si riconoscono certo in toto.
Dopo anni di frammentazione e diffidenze, non possiamo più perdere tempo. Noi sentiamo urgente la necessità di ricostruire culture e pratiche partecipative che diano nuova vita, spazio e rappresentanza, a un tessuto lacerato da vent’anni di berlusconismo e di subordinazione della politica – oltre che a destra, nel centro-sinistra – al mercato e all’ideologia liberista.
Lo sconvolgimento che viviamo è una grande occasione, ma per costruire un’idea alternativa di società e di uscita dalla crisi, occorre una maggiore profondità delle analisi, sistematicità delle proposte, allargamento delle reti. Occorre anche chiarezza: non si può affrontare il cambiamento coi vecchi soggetti e le vecchie forme della rappresentanza. Questo voto ha manifestato con evidenza il fallimento del governo dei mercati e ha segnalato la richiesta di un’autentica democrazia dei cittadini. Ma affinché una democrazia dei cittadini possa diventare un governo dei cittadini, è necessariauna proposta seria e organica. Sentiamo l’esigenza d’impegnarci per costruire un progetto di respiro internazionale che abbia la credibilità per coordinarsi con analoghe esperienze europee (e mediterranee) per opporre alla sovranità delle banche e all’ossessione del debito un’altra idea di Europa.
La crisi strutturale del sistema politico e della forma partito, con il diffondersi – soprattutto a sinistra – di “esodati della politica” consapevoli della necessità di cambiare, ci riconsegna l’urgenza non solo di annunciare ma di praticare nuove forme della politica molto lontane da quelle oggi in campo. La costruzione di un tessuto di relazioni capace di conflitto ed elaborazione collettiva, di riportare nella dimensione politica l’intera vita di donne e uomini, le loro storie e speranze. Una rete di corpi intermedi che superi l’abisso che oggi separa la società dalle istituzioni (ex)rappresentative, senza cadere nelle forme ambigue, per quanto così efficaci commercialmente, di un altro populismo proprietario, di un leaderismo aziendale carismatico la cui base è ridotta a somma di individui anonimi, attivi sul piano amministrativo quanto deleganti su quello del pensiero forte. Affidato ai capi, soci e titolari del logo.
Questa costruzione richiede una presenza diffusa nei territori, che vanno investiti delle decisioni. Ed ha bisogno della creazione di reti fatte con intreccio di volti e di parole, in un discorso comune. Ci impegniamo per una democrazia partecipativa che può usare oggi una molteplicità di strumenti di comunicazione, ma non si può certo ridurre esclusivamente a democrazia digitale.
Scrivevamo nel nostro manifesto fondativo del marzo 2012:
“La volontà di partecipazione, di “far da sé”, di riprendere in mano il bandolo del discorso pubblico, richiede invece un modello di pratica e di organizzazione politica radicalmente altro rispetto a quello formatosi nel lungo ciclo novecentesco … Noi vogliamo invece affermare l’interpretazione autentica dell’espressione “metodo democratico”, vogliamo un soggetto politico che, oltre i partiti, sappia muovere dai fondamenti costituzionali per creare nuovi modelli di partecipazione politica, fondati sulla passione, la trasparenza e l’altruismo … Siamo stufi di leader narcisi e non vogliamo  semplicemente affidarci a figure carismatiche, incoraggiate al  massimo dalla moderna personalizzazione della politica. Non sopportiamo il protagonismo sfrenato e l’auto-compiacimento senza fine.”
Quel processo di costruzione di un soggetto politico nuovo, che rappresenta il nostro obiettivo progettuale, oggi è ancora più necessario e urgente. E chiede di non essere soffocato per inseguire immediate scadenze elettorali nazionali.
Per noi è fondamentale rimettere al centro di un dibattito politico sempre più surreale una vera e propria agenda politica alternativa alla crisi. E a partire da essa avviare un percorso – aperto e inclusivo ma ben organizzato – di autoformazione e di iniziativa politica.
Un’agenda che metta in primo piano i temi di una alternativa per governare una situazione ricca di possibilità ma anche di rischi: Democrazia e Costituzione; Europa e rinegoziazione-ristrutturazione del debito; Lavoro/lotta alla precarietà/politiche e piani industriali nel segno della riconversione ecologica; Beni comuni e cultura/conoscenza; Reddito di cittadinanza e nuove forme di Welfare.
Per iniziare questa nuova fase del cammino non ci sono soluzioni miracolose e immediate, ma solo un percorso di lavoro, confronto e formazione/autoformazione.
1. La prima tappa è a Firenze sabato 13 aprile sulla costruzione di proposte all’altezza della crisi, la seconda tappa a Bari entro maggio (in modalità partecipate) su democrazia e rappresentanza.
2. Ma sono necessarinon solo grandi appuntamenti nazionali, ci vuole una discussione estesa nei territori: per questo lanciamo fra il 5 e il 7 aprile “tre giorni” di assemblee-iniziative pubbliche diffuse in tutta Italia.
3. E bisogna stare nei conflitti, per questo saremo, come tantissime/i, in Val di Susa alla manifestazione No TAV di sabato 23 marzo.
In questo terremoto generale noi ci siamo. Nel cataclisma possiamo orientarci e camminare insieme con tutte e tutti coloro che sperano, cercano e immaginano un’altra idea di società.

ALBA – Comitato operativo nazionale

venerdì 22 febbraio 2013

CSP, si riparte!

Il Comitato di Continuità di Cambiare Si Può istituito in occasione dell'ultima assemblea pubblica, in questi due mesi in cui il resto del mondo politico era indaffarato nella campagna elettorale, ha lavorato. E adesso, comunque vadano a finire le elezioni politiche, è pronto a ripartire per incidere sulla realtà livornese. Con tutti quelli che sono interessati a un cambiamento reale di metodo e di prospettiva.


venerdì 8 febbraio 2013

Insieme, per un'altra Livorno


Reinventiamo la Democrazia



Tra una settimana si terrà a Bologna, in via Azzo Gardino n.48, un incontro di approfondimento sul tema "Le elezioni: reinventarsi la democrazia".
L'incontro ha carattere interno al nostro Soggetto Politico, ma non è riservato esclusivamente ad ALBA: vi parteciperanno anche altre persone che, pur esterne, hanno condiviso parte dell’esperienza di "Cambiare Si Può" e vissuto i problemi che si sono palesati con l'approssimarsi della scadenza elettorale.
Vogliamo provare a confrontarci, non giudicarci né dividerci tra buoni e cattivi in base alle scelte fatte e da fare in vista delle elezioni, smarcandoci per un momento dalle contingenze; sappiamo quanto peseranno gli esiti del 24 e 25 febbraio, ma siamo convinte/i che il 26 il problema della rappresentanza (e del modo in cui questa si forma) sarà ancora del tutto irrisolto, ed è importante iniziare a mettere a fuoco i nodi da affrontare per il futuro. Abbiamo pensato, come titolo di questo "Seminario", "Le elezioni: reinventarsi la democrazia I soggetti della trasformazione, il potere, la politica". 
È un tema molto vasto, che richiederà ulteriori momenti di approfondimento sia all’interno dei nodi che in altri momenti nazionali da condividere con altre/i compagni di strada. Su questo argomento, a partire dall'agenda che individueremo in questo primo incontro, pensiamo sia giusto organizzare in aprile un grande convegno.
Ecco il programma dettagliato della giornata:

BOLOGNA – 17 FEBBRAIO 2013
INCONTRO DI APPROFONDIMENTO.
Le elezioni: reinventarsi la democrazia .
I soggetti della trasformazione, il potere, la politica

  INIZIO LAVORI ORE 10.00 
(registrazione presenze e assegnazione ai tavoli)
  • 10:30  10:45 Giuliana Beltrame  Emmanuele  Curti Introduzione
  • 10:45  11:00 Andrea Bagni  Si può costruire uno spazio politico comune senza lotta per il potere? Costruire spazi condivisi tra pratiche e discorsi nuovi.
  • 11:00  11:15 Tiziano Rinaldini Si può fare a meno di un leader? Crisi della politica e apologia dei leaderismi.
  • 11:15  11:30 Bengasi Battisti Quale relazione tra soggetti politici nazionali e movimenti territoriali? Conflitti territoriali e rappresentanza politica.
  • 11:30  11:45 Maria Rosa Vittadini Come decidere partecipando? Crisi e buone pratiche allincrocio tra partecipazione e rappresentanza.
  • 11:45  12:55 Interventi su prenotazione: n. 10 da 7 minuti
  • 13:00  13:15 Presentazione delle modalità di lavoro ai tavoli del  pomeriggio   13:15  14:00 PAUSA PRANZO - (costo pranzo 10 euro)
  • 14:00  16:30 Tavoli di lavoro  (4-5)
  • 16:30  17:00 Illustrazione delle sintesi dei  contributi dei tavoli in plenaria e chiusura dei lavori



    Qui sopra e sotto una serie di scatti fotografici dei vari momenti della giornata. 

















lunedì 4 febbraio 2013

Oltre le elezioni



Per chi non ha potuto partecipare, postiamo qui sotto i video realizzati da Giacomo Bazzi: intervista ad Andrea Bagni; intervista a Franco Turigliatto; intervento di quest'ultimo. Più in basso, una carrellata di foto scattate durante la serata.
























venerdì 25 gennaio 2013

Alba e la Rivoluzione (Civile)




Pubblichiamo il testo del documento redatto al termine dell'incontro di Roma del 19 gennaio scorso tra i membri del Comitato Operativo Nazionale e i referenti di una parte dei Nodi Territoriali.

ALBA: Il nostro percorso verso le elezioni e la lista Rivoluzione Civile
1. Al termine di questo periodo e in special modo con la presentazione delle liste,
appare evidente che Rivoluzione civile, pur tendendo ad una sostanziale
piattaforma programmatica anti-liberista, non ha accolto i suggerimenti sulle forme
della selezione e sul rinnovamento dei nomi che erano chiaramente esplicitate
nell’appello di CSP e che rappresentano un principio cardine del progetto di ALBA.
Rivoluzione civile non è in questo senso apparentabile né ad ALBA né a CSP. È
stato anzi scelto di non tenere in minimo conto delle proposte emerse dalle
assemblee territoriali (proposte che tra l’altro non erano certo “provocatorie” nei
confronti dei partiti coinvolti, dando anzi spesso luogo al sospetto di esserne
troppo vicine). Di fatto, poiché CSP nasceva esplicitamente come una campagna di
scopo in vista delle elezioni politiche, si può tranquillamente affermare che questa
esperienza è terminata all’atto della presentazione delle liste, che sancisce la
propria espulsione dal soggetto elettorale guidato da Ingroia. A semplice titolo di
curiosità esemplare, sottolineiamo che l’unica regola esplicitata nell’appello di CSP
si riferiva alla parità di genere. Ebbene, le liste presentate da Rivoluzione civile non
solo non ne tengono conto, ma rappresentano, rispetto a questo tema, la proposta
meno avanzata dell’intero arco elettorale.
2. ALBA ha scelto, nell’assemblea nazionale del 17/18 novembre, di non partecipare
direttamente alle elezioni ma di appoggiare i propositi dell’appello di CSP,
promosso anche da autorevoli propri esponenti. Questa scelta si giustificava da un
lato con il riconoscimento del carattere speciale che riveste il prossimo
appuntamento elettorale e, d’altra parte, col tentativo di offrire un contributo alla
contaminazione della politica attraverso l’emergere di un protagonismo anche
elettorale della società politica attiva, che avrebbe portato percorsi e
rappresentanza alternativa nella stessa formazione delle liste elettorali che
competono per le prossime elezioni politiche ed amministrative. L’esito di questo
tentativo è sotto gli occhi di tutti. Noi ci limitiamo a ricordare che per ALBA la
questione delle regole, di chi sceglie e di chi rappresenta, non è seconda ma è
dirimente. ALBA si fonda sull’idea che, in politica, la forma è sostanza. Come scritto
nel proprio manifesto fondativo, un soggetto politico nuovo si costruisce rompendo
“con la visione ristretta della politica, tutta concentrata sul parlamento e i partiti.
Si lavora invece per un nuovo spazio pubblico allargato, dove la democrazia
rappresentativa e quella partecipata lavorano insieme, dove la società civile e i
bisogni dei cittadini sono accolti e rispettati”. È questo il compito che ci siamo dati
e il nostro metro di giudizio rispetto al processo e al progetto di Rivoluzione civile.
3. Evidentemente, questo fallimento non è stato causato solo dalla operazione di
progressiva marginalizzazione da parte degli altri soggetti coinvolti o dall’aver
scontato dei limiti cronologici che apparivano evidenti fin dall’inizio. Accanto a
queste cause vi è anche una quota di ingenuità, non solo prima della consultazione
telematica ma anche successivamente. Quel che è certo è che, come ALBA,
dobbiamo riconoscere i nostri errori e lavorare perché essi non compromettano il
cammino immediato e non si ripetano nelle prossime esperienze elettorali. Proprio
per non sottovalutare tale necessità e per avere tutti gli elementi a disposizione, è
opportuno rimandare l’analisi ad un seminario nazionale da convocare a febbraio.
È opportuno però che questo incontro avvenga secondo lo spirito di ALBA,
seguendo modalità costruttive e rivolte al futuro, partecipate e aperte a "compagni
e compagne di viaggio".
4. Bisogna però non dimenticare quanto di buono è stato seminato in questi mesi. Le
persone che facevano riferimento ad ALBA hanno commesso errori, ma nessuno è
mai venuto meno alla coerenza con i principi originali del progetto, pur accettando
di mediare per evitare rotture. Nessuno ha mai trattato per ottenere qualcosa per
sé (o anche per ALBA). Davvero ALBA non si è comportata come un partito ma
come un soggetto politico nuovo. L’effetto di questo atteggiamento è stato la
costruzione di una rete di rapporti personali e politici che rappresentano una
semina profonda, che non bisogna disperdere e da cui bisogna ripartire, anche
attraverso il necessario e urgente ripristino degli impegni preventivati a novembre,
a cominciare dal tesseramento. Tante compagne e compagni (con e senza tessere
di partito) che in questi mesi sono tornate/i nelle assemblee vogliono rimanere in
campo e contare, provare a rimanere appunto “società politica attiva”.
5. A questo punto ALBA, pur riconoscendo l’importanza delle elezioni e il fallimento
del contenitore proposto (CSP), lavora per il futuro e fa partire il tesseramento
consapevole che per costruire percorsi di rappresentanza ulteriori bisogna partire
alla fine delle elezioni e non a ridosso di esse, non ripetendo l’errore appena
commesso. Per questo si riafferma con forza la necessità di continuare l'attività sui
territori, per unire il lavoro dal basso ad una nuova forma di valorizzazione della
rappresentanza. Del resto il percorso che si è compiuto non delegittima il compito
politico che si è data ALBA, piuttosto ne manifesta con ancora maggiore evidenza il
carattere di urgenza. Questo fallimento rivela la necessità di un accordo preventivo
su nuove regole della partecipazione e della selezione politica e, a partire da
questo accordo, della necessità di un soggetto politico radicalmente nuovo.
6. Anche per non disperdere il patrimonio di relazioni costruito nel percorso di CSP,
riteniamo necessario essere presenti in modo autonomo anche durante la
campagna elettorale attraverso un confronto critico coi candidati e un serrato
approfondimento del profilo programmatico, a partire dai 25 punti programmatici
proposti da ALBA, un confronto che può essere utile per dare alle cittadine e ai
cittadini tutte le informazioni utili per un voto responsabile. A questo proposito
proponiamo di indire fin da ora assemblee pubbliche territoriali, e di costruire entro
la primavera due iniziative nazionali su: 1) Democrazia rappresentativa,
partecipata e di prossimità e riforma della politica 2) Democrazia economica e del
lavoro diritti e autodeterminazione dei cittadini e delle comunità, in Italia e in
Europa.
7. Restando ferme le legittime scelte individuali al momento del voto, come ALBA
riteniamo utile sintetizzare la nostra posizione rispetto alla lista Rivoluzione civile:

ALBA, pur prendendo atto che Rivoluzione Civile rappresenta allo stato
attuale la proposta politica elettorale caratterizzata da un programma
anti-liberista, autonoma da Grillo e dall’alleanza del centrosinistra,
dichiara pubblicamente di non potersi riconoscere nel progetto né di far
parte della lista di Rivoluzione civile per le modalità della sua costruzione
che hanno finito col ridurla ad un accordo tra partiti senza alcun carattere
di lista di cittadinanza politica. Proprio per questo, ALBA non parteciperà
in forma attiva ai Comitati di sostegno per la Campagna elettorale.